
Pagato una trentina di milioni in estate, l’ex Tottenham si è visto poco a causa di un problema fisico ereditato dall’ottimo Mondiale. Ma in Champions ha “avviato” l’azione del momentaneo 2-4 belga
Cristian Chivu ha ribadito che contro il Bruges, in Champions League, “il castello è crollato dopo il secondo gol incassato”, dopo che i nerazzurri non avevano approfittato di un paio di occasioni (prima Lautaro, poi Dimarco) per ribaltare l’iniziale 0-1 firmato da Tresoldi su rigore. Così, indirettamente, il tecnico nerazzurro ha assolto Djed Spence da qualsiasi responsabilità. Più o meno, però. Perché l’inglese è subentrato sul momentaneo 1-3, l’Inter ha accorciato pochi minuti dopo proprio con Lautaro (il 2-3 all’81’) e formalmente ci sarebbe stato tempo e modo per credere nell’ennesima rimonta da Pazza Inter. Ma a contribuire alla condanna pure in terzo grado dei nerazzurri è stato proprio Spence, con un passaggio all’indietro pigro che ha spalancato a Forbs le porte della ripartenza che ha spedito Vermant solo davanti a Martinez a calare il poker. Un errore dettato dalla superficialità, una leggerezza, che di sicuro non cancella le qualità dell’inglese mostrate all’esordio, subentrando contro il Parma in campionato: sgasate, sprint, personalità. E una differenza sostanziale rispetto a




