
di Davide Frattini
No di Teheran alla tregua, gli Usa rigettano la controproposta. Israele attacca il petrolchimico del regime
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME Applicare la «dottrina Dahiya» a Teheran. «Torchiare» il regime come Israele fa con Hezbollah a Beirut. A invocare l’ipotesi di radere al suolo i quartieri della capitale iraniana dove vivono i vertici della repubblica islamica (e i loro sostenitori e le loro famiglie) è il veterano degli analisti militari: Ron Ben Yishai ha visto le tante guerre dello Stato ebraico, anche quelle che ha perso o almeno non ha vinto. Al lessico già imbottito di minacce superlative e sbalorditive aggiunge la tattica che di fatto ha devastato la Striscia di Gaza e un paio di volte Beirut. Mentre Donald Trump continua a interpretare il ruolo del «cane pazzo» (altro stratagemma: i nemici non sanno quanto davvero sei fuori di testa) e nel porre l’ultimatum che scade questa sera chiama «bastardi» gli ayatollah: «Potremmo distruggere l’intero Paese in una notte e potrebbe essere questa». Pure Benjamin Netanyahu ha ripreso un abusato luogo comune israeliano («siamo la villa nella giungla», attribuito ad Ehud Barak) e l’ha ribaltato per esplicitare il nuovo credo militare: «Basta nascondersi




