di Luca Zanini e Peppe Aquaro
L’Onu affronta il 24 settembre un vertice sull’innalzamento delle acque e i rischi connessi. Il tema poco pubblicizzato dei danni al patrimonio culturale mondiale
Le spese previste per far fronte ai cambiamenti climatici e alle sfide imposte dall’accelerato innalzamento delle temperature sono in vertiginoso aumento. Lo affermano gli studi dell’Unep (United Nations Environment Programme) che il 24 settembre, in margine all’Assemblea generale dell’Onu in corso da martedì nel Palazzo di Vetro a New York, terrà banco al vertice plenario dedicato all’innalzamento del livello di mari e oceani. Le stime variano fra i 200 e i 500 miliardi di dollari l’anno – dal 2050 in poi – soltanto nei Paesi in via di Sviluppo. Altre stime indicano perdite annuali globali che potrebbero raggiungere 1,4–6,9 trilioni di dollari entro il 2100 senza interventi adeguati. Costi che si ridurrebbero tra i 600 miliardi e i 3,4 trilioni di dollari se si procedesse subito ad attuare interventi mirati alla riduzione dell’effetto serra. Interventi ormai impossibili da effettuare in casi come quello delle Isole Vanuatu.
Cicloni Pam e Harold
Nell’arcipelago del Pacifico Meridionale, eventi come il Ciclone Pam (2015) o del Ciclone Harold (2020) sono già costati




