L’America è ancora una nazione demograficamente vitale, con tantissimi giovani. Il 30% della sua popolazione ha meno di 25 anni. Questo significa che cento milioni di americani sono nati dopo l’11 settembre 2001. Che cosa sanno di quella tragedia? O forse sarebbe meglio chiedersi: che cosa vogliono sapere, quale narrazione hanno deciso di abbracciare?
C’è un video, tra i tanti su TikTok: una ragazza si spazzola i capelli davanti alla telecamera e racconta di aver appena letto la «Letter to America» di Osama Bin Laden, il capo di Al Qaeda, il regista di quella strage che fece quasi tremila vittime innocenti, civili ammazzati in modo orrendo sul suolo degli Stati Uniti. La ragazza lo dice con la stessa naturalezza con cui si commenta una serie Netflix: ha scoperto, dice, di essere stata «ingannata per tutta la vita». Un’altra giovane, ripresa mentre lava i piatti, confessa di non riuscire a tornare alla normalità dopo quella lettura. Un ragazzo, più diretto, sentenzia che se Bin Laden è un terrorista, allora lo è anche il governo americano. Sono scene di vita quotidiana americana. Le ha riprese Noah Rothman sulla National Review il 9 settembre, alla vigilia del venticinquesimo anniversario delle Torri Gemelle, con




