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I fantasmi del 4 luglio e le spallate di Trump a un esperimento di democrazia unico

di Massimo Gaggi

L’America che festeggiava il bicentenario usciva dal Watergate ferita ma rinfrancata: i suoi anticorpi avevano funzionato. Mezzo secolo dopo abbiamo un presidente che ricopre d’oro la Casa Bianca

C’è chi confronta gli Stati Uniti che domani compiono 250 anni con quelli del Bicentenario di mezzo secolo fa, nel ’76, mentre altri, sulla stampa internazionale, provano a immaginare come sarà, nel 2076, l’America del Tricentenario, tra auto volanti e basi su Marte.

Nel 1976, giovane giornalista, vissi i giorni del Bicentenario negli Usa, ospite del governo insieme a centinaia di altri giornalisti di tutto il mondo, invitati a conoscere il Paese attraversandolo, in carovana, da costa a costa (nella mia ero con cronisti tedeschi, coreani, pachistani, giapponesi, turchi). Un’esperienza che, ripescandola nella memoria, fa venire in mente almeno tre differenze tra l’America di allora e quella di oggi.

Intanto l’apertura al mondo di un Paese orgoglioso di quello che aveva costruito, desideroso di farlo conoscere, di condividerlo con generosità. Poi era sempre America number one, certo. Ma non sbattuto sotto il naso con risentimento o arroganza. Quella leadership l’America ce la mostrava come legata alla solidità delle sue

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