
di Viviana Mazza
Il leader cinese cercava (e ha ottenuto) la conferma che il suo Paese è sullo stesso piano degli Stati Uniti. Ma su Taipei Rubio ha detto che la politica di Washington «non cambia»
DALLA NOSTRA INVIATA
PECHINO – Al degli là degli accordi specifici, il summit tra Xi e Trump aveva la funzione più ampia di ridefinire la diplomazia tra i due Paesi come «relazione costruttiva di stabilità strategica». Xi ha detto che la Cina lo considererà il principio guida per i prossimi tre anni (e oltre): significa cooperazione e «competizione misurata» con divergenze gestibili attraverso guardrail per evitare escalation pericolose (per esempio, si lavora a «misure di salvaguardia» sull’Intelligenza artificiale). Xi cercava (e ha ottenuto) la conferma che il suo Paese è sullo stesso piano degli Stati Uniti. Questo porterà probabilmente a una proroga eventuale della tregua sui dazi raggiunta lo scorso ottobre. Per Xi la stabilità serve a fortificarsi per la partita di lungo periodo (superare gli Stati Uniti come superpotenza mondiale) aumentando l’indipendenza tecnologica, commerciale e scientifica nella convinzione che l’ascesa cinese è una certezza storica, insieme al declino americano.
Taiwan
Quello che Xi vuole di più da Trump è ammorbidire l’appoggio politico




