Il cibo non nasce più solo nei campi. Nasce anche nei punti critici della geopolitica. E tra questi, uno dei più delicati è lo Stretto di Hormuz. Secondo l’allarme della Fao (Food and Agriculture Organization) e ripreso da Food Ingredients First, un eventuale blocco prolungato o forte limitazione del traffico in quest’area potrebbe innescare una vera e propria “catastrofe agroalimentare”. Parola pesante, ma non casuale.
Energia, fertilizzanti e trasporti: il domino parte da qui
Dallo Stretto di Hormuz passa circa un quinto del petrolio mondiale. E senza energia non si muove nulla, tantomeno la filiera alimentare. I costi di produzione agricola, già sotto pressione, salirebbero rapidamente. Il primo effetto sarebbe sui fertilizzanti, molti dei quali dipendono direttamente dai prezzi del gas. Se l’energia aumenta, aumentano i costi per produrre azoto e altri input fondamentali. E se i fertilizzanti costano di più, le rese agricole calano o diventano più care. Poi c’è la logistica. Navi ferme o rallentate significano ritardi, scarsità e prezzi in salita. Non solo per il petrolio, ma per tutto: cereali, oli vegetali, mangimi.
Dallo Stretto di Hormuz passa circa un quinto del petrolio mondiale 



