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Hollande: «La sconfitta di Orbán apre una nuova fase. Ma nelle crisi mondiali la Ue deve essere attiva»

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di Stefano Montefiori

L’ex presidente francese: «Il 2027 sarà decisivo, anche per l’esito del voto nel mio Paese. Se vincesse l’estrema destra, sulla difesa, il legame con gli Usa e il rapporto con la Russia, non potrebbe più esserci una politica europea»

François Hollande sarà venerdì al festival «Idee per il futuro, nel cuore di Roma», organizzato dalla Camera di Commercio di Roma e ideato da Marilisa Capuano e Paolo Conti. Il ciclo di incontri, cominciato ieri, si chiuderà sabato

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A PARIGI
Presidente, quanto è importante per l’Europa l’esito del voto in Ungheria?
«La sconfitta di Orbán apre una nuova fase e infligge uno smacco ai populisti. L’Europa non avrebbe potuto accettare ancora a lungo che l’Ungheria fosse allo stesso tempo il cavallo di Troia di Vladimir Putin, la quinta colonna dei cinesi e la collaboratrice di Donald Trump. Perché in realtà l’Ungheria è stata amica dei tre imperi che oggi ci minacciano in modi diversi. La Russia, con la sua aggressione militare; gli Stati Uniti, con la loro volontà predatrice sulle nostre risorse e sulle nostre industrie. E la Cina, con un’azione commerciale che ci inonda di prodotti. L’Ungheria ha rifiutato questo destino e l’Unione

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