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Garlasco, la fiera dell’antigarantismo che vuole un colpevole a tutti i costi

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Garlasco è la cartina di tornasole del sistema italiano malato, che esige un colpevole a tutti i costi, oltre ogni ragionevole dubbio

Chi ha condotto delle indagini sa che la maggior parte degli omicidi si risolvono nelle prime 48-72 ore: un sopralluogo condotto con rigore, un’ipotesi ben tracciata, l’emotività ancora accesa nei testimoni e nell’assassino possono portare alla prova regina, la confessione. Se il tempo scorre e gli errori scientifici si accumulano, quel caso sarà inevitabilmente destinato al flop – investigativo prima, giudiziario poi. Il delitto di Garlasco è, in questo senso, un caso di scuola (in negativo, purtroppo). Per anni raccontato come il paradigma dell’omicidio smontato dalla logica indiziaria – nessuna confessione, nessun testimone oculare, nessuna arma ritrovata, nessuna impronta decisiva – ha prodotto tuttavia una condanna definitiva. Quella di Alberto Stasi.

Il mosaico di Garlasco e le sue crepe

Una condanna non sulla base di una prova regina, ma di un mosaico di indizi che, letti nella loro convergenza complessiva, portarono i giudici a ritenere Stasi colpevole dell’omicidio della fidanzata. Ecco, oggi quel mosaico torna a incrinarsi. Le nuove indagini della Procura di Pavia – guidata da Fabio Napoleone, magistrato di solida esperienza – con la riapertura

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