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Garlasco, il ragionevole dubbio che influenza persino il caso di Pierina Paganelli

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Dassilva assolto per l’omicidio della Paganelli. Il legale: «Garlasco ha cambiato tutto». Cosa dice la legge sul ragionevole dubbio

Sedici ore di camera di consiglio, una sentenza alle 2:20 di notte. La Corte d’Assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli. Il verdetto è arrivato martedì 9 giugno, e con lui è tornato al centro del dibattito un principio cardine del diritto penale italiano: quello del ragionevole dubbio, che ha già dominato (e sta tuttora dominando) il caso di Garlasco.

Perché Garlasco funge da spartiacque

Il primo a evocarlo, a caldo, è stato Andrea Guidi, uno dei due avvocati difensori di Dassilva (l’altro è Riario Fabbri). «Sono fiero di aver difeso una persona che ritengo innocente», ha detto ai giornalisti, spiegando che la difesa ha costruito la propria strategia processuale portando in aula «una serie di elementi» destinati a escludere «una sentenza di responsabilità». Poi la riflessione più ampia: il ragionevole dubbio esiste «prima di Garlasco», ma è stato proprio il lungo e tormentato caso della morte di Chiara Poggi, con le sue indagini, i processi, i colpi di scena e l’amplificazione mediatica, a farlo «emergere in modo più eclatante».

Cosa dice la legge

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