
Diciannove anni, due assoluzioni, una condanna definitiva, un nuovo indagato e una quantità di accertamenti scientifici che, anziché chiudere definitivamente il caso, sembrano aver aperto un’inchiesta parallela su come siano state condotte le indagini originali. Il delitto di Garlasco è tornato a essere uno dei casi giudiziari più controversi d’Italia, ma questa volta al centro dell’attenzione non c’è soltanto la domanda che accompagna la morte di Chiara Poggi dal 13 agosto 2007, ovvero chi l’abbia uccisa. C’è anche un interrogativo altrettanto delicato: quanto erano affidabili le prove raccolte all’epoca e utilizzate nel procedimento che ha portato alla condanna di Alberto Stasi?
La seconda chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, notificata il 28 settembre 2026 dalla Procura di Pavia, rappresenta il punto di arrivo di un anno e mezzo di nuovi accertamenti e, contemporaneamente, l’inizio di una fase giudiziaria che potrebbe avere conseguenze su due fronti. Da una parte il possibile processo a carico dell’amico del fratello della vittima, accusato dai magistrati di omicidio volontario aggravato; dall’altra la prospettiva di una revisione della sentenza pronunciata nei confronti di Stasi, condannato definitivamente a sedici anni di reclusione nel dicembre 2015.
Due percorsi distinti, che non possono essere sovrapposti automaticamente. Perché




