
Algoritmi che modificano i prezzi in tempo reale, app di ricarica gonfiano i prezzi. Guida alle commissioni invisibili che rendono il kWh un lusso.
L’immagine è quasi distopica: una fila di berline silenziose ferme sotto la pensilina di una stazione di ricarica ultra-rapida in un’area di sosta della A1 verso il Nord Europa. I conducenti fissano il display della colonnina mentre i centesimi corrono più veloci dei chilometri caricati. Quello che doveva essere il paradiso del risparmio si sta trasformando, per molti, in un salasso calcolato. Mentre il prezzo della benzina fluttua attorno agli 1,85 €/litro, ricaricare un’auto elettrica presso i nodi HPC (High Power Charging) può oggi toccare punte di 0,95 €/kWh. La matematica è spietata: per percorrere 100 km, un’auto elettrica carica alle colonnine rapide costa ormai tra i 13 e i 15 euro, contro gli 11-12 euro di un moderno motore termico efficiente.
L’illusione della ricarica democratica
Il mercato dell’energia per la mobilità ha subito una mutazione genetica. Se fino al 2024 il vantaggio competitivo dell’elettrico era un dogma, il 2026 ha cristallizzato una segmentazione brutale tra chi “può” e chi “deve”. Come riportato dall’ultimo Global EV Outlook 2025 dell’International Energy Agency (IEA), il costo totale



