
di Monica Ricci Sargentini
Tel Aviv nega. Altri attivisti fermi in Libia: avanti via terra, forziamo il blocco
Mentre i magistrati di Roma analizzano le testimonianze degli attivisti italiani e valutano le ipotesi di tortura e violenza sessuale, nel deserto della Libia orientale la Global Sumud Flotilla prepara un nuovo tentativo di raggiungere Gaza. Il convoglio terrestre, partito il 14 maggio con ambulanze e aiuti umanitari, è fermo davanti ai checkpoint controllati dalle forze del generale Khalifa Haftar. E nelle prossime ore gli attivisti annunciano un nuovo tentativo di passaggio.
«Siamo circa 300 delegati provenienti da 28 Paesi, 13 gli italiani, e abbiamo tentato tutte le strade diplomatiche possibili», racconta al Corriere Marco Contadini, capo della delegazione italiana del Land Convoy. «Ci hanno chiesto di lasciare qui i mezzi e proseguire senza il materiale umanitario, ma non avrebbe alcun senso». Una delegazione ha tentato di avviare delle trattative con gli uomini di Haftar: «Abbiamo consegnato una lettera alle autorità in cui chiedevamo di riaprire la negoziazione perché si tratta di una missione umanitaria e Gaza sta morendo. Ma ci hanno risposto con un sonoro no. Siamo andati una seconda volta e ci hanno respinto in modo ancora




