
di Aldo Grasso <br>
Lo showman sconvolge le liturgie del TG1 insieme a Francesco Biggio
Dieci minuti bastano a Fiorello per fare quello che la tv italiana
annuncia da anni: un varietà. Basta spostare il Tg1 e trasformare la scrivania
dell’informazione in un bancone da cui può partire qualunque cosa. «Tg1 edizione più che straordinaria» è un’incursione riuscita: Fiorello e Fabrizio Biggio, Annalisa, Gigi D’Alessio, Tony Pitony, ballerini, il jingle di Mina per «La Pennicanza».
Ma che cosa abbiamo visto? Un varietà, certo. Oppure un promo per il
ritorno radiofonico di Fiorello, con la Rai che offre il suo appuntamento più
riconoscibile: il Tg1. La pubblicità si traveste da evento e l’evento ha
abbastanza talento da non sembrare réclame. Resta la domanda: la tv generalista sa ancora produrre un varietà o soltanto organizzare l’irruzione di Fiorello dentro un altro programma?Lo studio viene profanato, dice lui, e la parola è giusta solo a metà. Con Emma D’Aquino, Laura Chimenti e Giorgia Cardinaletti, le facce dell’autorevolezza si prestano al gioco: la notizia cede alla gag, il tono istituzionale si incrina. Una benedizione laica, con un’eco benignesca: il telegiornale non viene demolito, ma smontato per una sera, come un fondale che




