
La Consob avverte sui contenuti finanziari online: tra consigli, promesse di guadagni facili e finte opportunità d’investimento, distinguere informazione e truffa è sempre più difficile
Funziona così: ingolosito da alcuni video su Instagram, l’utente decide di investire 20.000 euro dei propri risparmi in bitcoin e trading online. Sullo schermo diventano presto 100.000, ma ogni tentativo di prelievo viene bloccato da presunti problemi tecnici o sedicenti controlli della Banca centrale europea. Per scongelare il proprio denaro gli vengono chiesti altri versamenti, senza che riesca mai a recuperarlo. Poi compare un falso avvocato, che promette aiuto in cambio di un anticipo. «La prima truffa consiste nel farti credere di avere delle criptovalute. Poi arriva la seconda: quando scopri di aver perso i soldi, compare un falso legale o un sedicente esperto che promette di recuperarli. La vittima, ovviamente, paga ancora», racconta a Panorama Paolo Coletti, docente di finanza computazionale all’Università di Bolzano.
È lo spicchio criminale di un fenomeno più ampio, in cui informazione, pubblicità e consigli d’investimento si confondono. Accanto ai divulgatori seri, ci sono infatti plotoni di creator che promettono guadagni facili e indirizzano i follower verso piattaforme dalle quali poi ricevono commissioni. La Consob ha analizzato questo ecosistema




