
Dopo i progressi ad Austin, la Rossa punta a confermarsi in condizioni ben diverse. Altitudine e aria rarefatta mettono alla prova motore e pneumatici: decisivo trovare il giusto equilibrio tra carico aerodinamico ed efficienza
Paolo Filisetti
28 ottobre – 15:48 – MILANO
La Ferrari ad Austin ha dimostrato che anche l’ultimo sviluppo aerodinamico, introdotto proprio in Texas, ha funzionato. La SF-26, infatti, in qualifica ma soprattutto in gara, ha mostrato prestazioni e consistenza tali da superare la Red Bull, accreditata attualmente come vettura di riferimento dopo le due vittorie consecutive in Malesia e a Singapore. La SF-26 non ha compiuto negli Usa un improvviso salto qualitativo, bensì è più corretto parlare di rafforzamento delle caratteristiche intrinseche al progetto sin dal debutto in Australia. In pratica, la dinamica del veicolo di questa monoposto è progressivamente evoluta in relazione agli sviluppi aerodinamici, così allargando la finestra prestazionale. Vale a dire che la SF-26 nata come monoposto in grado di generare elevato carico con il corpo vettura, maneggevole nel misto, ma caratterizzata da una resistenza (drag) che la penalizza sul dritto, ha progressivamente ridotto questa debolezza, riuscendo così a controbilanciare




