
di Renato Franco
La serie creata da Katie Dippold per Apple TV è stata la protagonista agli Emmy con 14 statuette vinte. E riesce nell’impresa più difficile: far ridere senza togliere paura alla paura
Già nel nome c’è qualcosa di sinistro, Widow’s Bay, La baia della vedova, con la nebbia che si affaccia spesso ad aggiungere un tocco lugubre. Un posto da evitare, anche se non mancano giornate di sole e tramonti mozzafiato, ma sotto la superficie del paesaggio qualcosa continua a muoversi. Attira e respinge, lascia il giudizio sospeso in un continuo cambio di direzione.
Widow’s Bay, la serie creata da Katie Dippold per Apple TV, è un’isoletta del New England apparentemente placida, con una comunità che si conosce da generazioni e un sindaco deciso a trasformare la propria terra in una calamita turistica. Peccato che un susseguirsi di morti e fenomeni inspiegabili faccia riemergere la leggenda della maledizione che grava sull’isola. È qui che la serie trova la sua intuizione più felice: prendere l’orrore e metterlo dentro una commedia di provincia, senza depotenziare né l’uno né l’altra. Widow’s Bay non è una parodia dell’horror e nemmeno una commedia con qualche spavento disseminato qua e là.




