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Fake news: la verità «salta all’occhio»? Le pupille svelano come crediamo alle bufale

di Ruggiero Corcella

Uno studio della Sapienza e Irccs Santa Lucia di Roma, pubblicato su PNAS, mostra che le nostre credenze influenzano l’apprendimento già nelle prime fasi della lettura. La pupilla si dilata prima ancora della decisione: un segnale precoce che aiuta a spiegare perché la disinformazione è così resistente

È noto da tempo che le persone tendono a preferire informazioni coerenti con ciò che già ritengono vero. Questo fenomeno, spesso associato al cosiddetto bias di conferma, emerge con particolare forza nei contesti digitali, dove l’offerta informativa è ampia ma selettiva. Il nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) suggerisce però che il ruolo delle convinzioni è ancora più incisivo: non si limita a orientare le scelte, ma interviene direttamente nei processi di apprendimento.
In particolare, la tendenza a considerare alcune informazioni come «vere» può rendere le persone meno sensibili a evidenze contrarie. Questo contribuisce a spiegare perché la disinformazione, una volta acquisita, sia così difficile da correggere. Le convinzioni pregresse non solo filtrano le nuove informazioni, ma possono anche stabilizzare nel tempo strutture di pensiero già consolidate.

Lo studio 

La ricerca è stata ideata e condotta da Stefano Lasaponara del Dipartimento di Psicologia

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