di Fabio Savelli
La manovra 2027 introduce un’exit tax del 26% sulle plusvalenze maturate in Italia da chi trasferisce la residenza fiscale all’estero. Nel mirino patrimoni da almeno 800 mila euro, con regole per rinviare il pagamento
Una tassa sui guadagni finanziari accumulati in Italia, anche quando non sono ancora stati incassati. È la nuova «Exit Tax» prevista dalla manovra di Bilancio 2027 per chi trasferisce la propria residenza fiscale all’estero, portando con sé investimenti di valore significativo. L’obiettivo della norma è assoggettare a imposizione le plusvalenze maturate durante il periodo di residenza in Italia, prima che il trasferimento renda più difficile o impossibile per il Fisco italiano tassarle.
I prelievi a chi si trasferisce
La disposizione, contenuta nell’articolo 17 del disegno di legge di Bilancio, introduce l’articolo 307-bis nel Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). Il nuovo prelievo si applicherà ai trasferimenti di residenza fiscale effettuati a partire dal primo gennaio 2027. Non si tratta, tuttavia, di una tassa sull’intero patrimonio né di un’imposta automatica per chiunque lasci il Paese: sono previsti requisiti specifici relativi alla permanenza fiscale in Italia, al valore delle attività possedute e alla perdita della potestà impositiva italiana sui redditi interessati.




