di Claudia Voltattorni
Alla vigilia del nuovo incontro a Palazzo Chigi con i sindacati, sciopero a Taranto dei lavoratori dell’indotto Ex Ilva dopo lo sblocco dei 2.500 licenziamenti. Fim, Fiom, Uilm, e Usb Taranto: è solo l’inizio della bomba sociale
Ventiquattr’ore di sciopero. Per cominciare. «Sia chiaro, non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori». Da ieri mattina e fino alle 7 di lunedì mattina, i lavoratori delle aziende dell’appalto dell’ex Ilva sono in sciopero. Hanno sfilato in corteo per Taranto, bloccato la Statale e occupato la piazza davanti al Comune e poi sono stati ricevuti dal sindaco Piero Bitetti. Ma, hanno ribadito le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Usb Taranto promotrici della protesta, «il tempo è scaduto, oggi è solo l’inizio della bomba sociale che denunciamo da mesi».
Mercoledì a Palazzo Chigi
Venerdì scorso, dopo il no della Corte d’Appello di Milano alla sospensiva del decreto che impone la chiusura dell’area a caldo degli stabilimenti di Taranto entro il 28 ottobre, le 28 aziende dell’indotto hanno confermato i 2.500 licenziamenti. Da qui la rivolta dei sindacati che in un comunicato congiunto chiedono alla politica di intervenire e «assumersi le




