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Eolico off shore, le aziende del settore: «Porterebbe 817 mila posti di lavoro standard e 25 miliardi di gettito fiscale»

di Fausta Chiesa

Lo studio Politecnico di Torino, Intesa Sanpaolo, Politecnico di Bari, Prometeia presentato al convegno dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore. Aero: «Non solo energia rinnovabile, portiamo sviluppo della filiera industriale»

Fonti rinnovabili? L’Italia è indietro sull’eolico. Lo ha ricordato di recente anche il sottosegretario al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Claudio Barbaro, che ha parlato di «Italia fanalino di coda in Europa, dato su cui dobbiamo lavorare». Oltre alle pale a terra, che incontrano ostacoli anche per il «nimby», c’è il cosiddetto off shore, con i parchi in alto mare. Ma costano tanto. Il punto – per l’industria del settore – è considerare tutto l’impatto, anche quello per l’indotto. «Lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia – riporta Aero, l’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore – non implica soltanto l’installazione di nuova capacità rinnovabile, ma la possibilità di trasformare una traiettoria energetica in una leva di politica industriale, sicurezza energetica e sviluppo territoriale». Per valutare l’impatto, è stato fatto realizzare lo studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore curato da Politecnico di Torino, Intesa Sanpaolo, Politecnico di Bari, Prometeia, Owemes, presentato oggi 10 giugno al convegno nazionale di Aero a Roma.

Gli scenari

Nello scenario energatico verso il Net Zero al 2050 l’Italia con il

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