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Elezioni a maggio o a settembre? Sulla data c’è la «variabile» Consulta sui ricorsi alla legge elettorale

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di Simone Canettieri

Qualsiasi volontà di Meloni di accorciare la legislatura a maggio (con l’election day nei Comuni) è vincolata alla decisione dei giudici costituzionali sullo Stabilicum

«Fosse per Giorgia voterebbe oggi, anzi ieri. Ma…». La battuta che circola tra i dirigenti di Fratelli d’Italia più vicini da sempre alla premier è seguita da una avversativa ancora densa di incognite. Un «ma» grande come una casa.
La strada del voto anticipato in primavera, agganciato alle Comunali, è lastricata infatti da una serie di variabili. Tre su tutte: costituzionali, geopolitiche ed economiche. Ovvero: il verdetto della Consulta sui ricorsi alla legge elettorale. Poi le bizze della Lega sull’Ucraina. E, da ultima non certo per ordine di importanza, la Manovra, vista la trattativa ancora in corso con l’Europa e i ricaschi sul caro carburante e l’inflazione. 

Qualsiasi volontà di Meloni di accorciare la legislatura a maggio (con l’election day nei Comuni) è vincolata alla decisione dei giudici costituzionali sullo Stabilicum. Questa è l’unica partita in cui la premier fa da spettatrice. Nel centrodestra si vive il verdetto del Palazzo in piazza del Quirinale come un’ordalia. Che rischia di diventare una corsa contro il tempo. Tra chi frena e chi

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