
di Marzia Zamattio
Confronto aperto sulla scelta della società di rivolgersi al mercato. I sindacati: «Cento appartamenti sono pochi». Immobiliaristi soddisfatti. I costruttori: «Bene, ma prima recuperare gli alloggi degradati»
L’apertura di Itea al privato con la ricerca di cento alloggi da acquistare in due anni come annunciato da Sergio Anzelini, presidente della società che gestisce l’edilizia abitativa pubblica in Trentino e da Simone Marchiori, assessore provinciale alle politiche per la casa divide il comparto immobiliare. «È un’iniziativa importante, attesa da tempo», la definisce Severino Rigotti, presidente della Federazione mediatori agenti d’affari aderente a Confcommercio. E la vede di buon occhio anche il presidente dell’Associazione trentina dell’edilizia, Roberto Oss Emer. Anche se sottolinea: «La priorità di una società pubblica come Itea dovrebbe essere quella di recuperare e ristrutturare nel più breve tempo possibile le centinaia di appartamenti sfitti o degradati sul territorio per riassegnarli non comprare dal mercato privato».
I sindacati
Buono «l’intento di immettere sul mercato un numero maggiore di case popolari per soddisfare l’emergenza abitativa», dicono i sindacati «ma cento appartamenti non potranno risolvere il problema della carenza di alloggi a canone sociale». Serve una programmazione chiara, dicono Cgil Cisl e Uil commentando l’annuncio dei vertici



