L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato, sabato 16 maggio, che la diffusione del virus Ebola nella provincia nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo e in Uganda costituisce un’emergenza di sanità pubblica internazionale. La decisione è arrivata all’indomani dell’annuncio, da parte del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie africano (Africa CDC), di un focolaio di Ebola con 246 casi sospetti e 80 decessi attribuiti al virus, sebbene soltanto in 8 casi ufficialmente confermati da esami di laboratorio.
Mentre scriviamo il bilancio provvisorio riportato dai CDC statunitensi è di 10 casi confermati in laboratorio e 336 casi sospetti, inclusi 88 decessi nella Repubblica Democratica del Congo. Ma ci sarebbero anche 2 casi confermati in Uganda, uno dei quali ha portato al decesso di un paziente.
Perché questo focolaio è diverso dai precedenti
Il virus responsabile del focolaio è un virus Ebola del ceppo Bundibugyo, contro il quale non esistono vaccini né terapie autorizzate. È uno dei quattro Orthoebolavirus che possono infettare l’uomo. Gli altri sono Zaire ebolavirus, quello che ha causato alcune delle maggiori epidemie in Africa finora, come quella del 2013-2016 in Africa orientale; Sudan ebolavirus, responsabile di 9 epidemie dal 1976 e di




