
di Monica Ricci Sargentini
Giornalista, fondatrice di «Ms.», militante per l’aborto e i diritti delle donne, aveva 92 anni. Trasformò le esperienze private femminili in questioni politiche e continuò a battersi fino alla fine
La rivoluzione di Gloria Steinem cominciò ascoltando le donne. Era il 1969 e in una chiesa del Greenwich Village un gruppo di femministe aveva organizzato uno «speak-out» sull’aborto. Una dopo l’altra, le donne raccontavano pubblicamente ciò che fino ad allora era stato confinato nella vergogna e nel segreto: gravidanze indesiderate, aborti clandestini, paura. Steinem, allora giornalista del New York Magazine, era lì per scriverne. Aveva abortito anche lei, a 22 anni, illegalmente, a Londra, senza quasi averlo mai raccontato. Anni dopo avrebbe definito quella sera l’inizio del suo attivismo femminista.
Steinem è morta mercoledì nella sua casa di New York, a 92 anni. Giornalista, fondatrice di «Ms.» e volto più riconoscibile della seconda ondata femminista americana, per oltre mezzo secolo ha portato al centro della politica ciò che fino ad allora era stato considerato affare privato delle donne: l’aborto e la contraccezione, la violenza, il lavoro domestico, le discriminazioni, la disparità salariale.
Era nata a Toledo, in Ohio, nel 1934. Dopo




