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È morta Biljana Plavsic, la «Mengele dei Balcani». Prima teorizzò i massacri di bosniaci, poi ingannò i giudici de L’Aja

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di Francesco Battistini

Aveva 96 anni. Durante la guerra in Bosnia fu accanto a Arkan, Mladic e Karadzic nella pianificazione della pulizia etnica

La Tigre Arkan aveva ancora gli artigli sporchi di sangue. S’aggirava fra i quattrocento musulmani appena massacrati a Bijelijna – l’inizio della pulizia etnica in Bosnia e della peggiore guerra nei Balcani – e quasi non ci credeva nemmeno lui: Zeljko Raznatovic Arkan, l’ex rapinatore di banche ora a guardia del governo serbo, l’ex capo degli ultrà della Stella Rossa ora generale delle Tigri paramilitari, neppure lui si rendeva conto d’essere diventato in quel momento il Cavaliere Nero della Causa, il campione degli occhi cavati ai vivi e delle bambine stuprate davanti alle madri. Arkan era lì, fra la Sava e la Drina, stravolto dalla fatica d’ammazzare e stordito da tanta gloria. Parlava coi giornalisti. E di colpo se la vide davanti: alta, lo sguardo iceberg, un trench beige, i capelli raccolti in un foulard da sessantenne un po’ fuorimoda. «Sembrava una professoressa», dirà la Tigre. E infatti: Biljana Plavsic, biologa di professione, ultranazionalista per passione, pasionaria della Stella Rossa, era venuta apposta ad affondare i tacchi nel fango e a incontrare lui. E

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