
Entra in vigore la direttiva Ue che obbliga i produttori a riparare molti dispositivi anche fuori garanzia. Ecco quali prodotti sono interessati, quanto si paga e quando conviene aggiustare invece di comprare nuovo
La lavatrice rotta, lo smartphone con lo schermo rovinato o la tv che non si accende più non finiranno più automaticamente in discarica dal 31 luglio. Da questa data entra in vigore la direttiva europea che introduce il diritto alla riparazione: la possibilità, per chi acquista elettrodomestici e dispositivi elettronici, di farli aggiustare anche a garanzia scaduta, con regole chiare su tempi, costi e trasparenza. Gli obiettivi sono due: ridurre i rifiuti elettrici ed elettronici che finiscono nelle discariche europee (35 milioni di tonnellate, secondo le stime di Bruxelles) e contrastare la cosiddetta obsolescenza programmata, cioè la tendenza dei produttori a progettare beni con una durata di vita limitata, per spingere all’acquisto di un prodotto nuovo. In Italia il testo che recepisce la direttiva è all’esame del Senato.
A chi si applica il diritto alla riparazione
La nuova normativa riguarda i prodotti già coperti dai regolamenti europei sull’ecodesign, cioè le regole che impongono ai fabbricanti di progettare beni più facili da riparare e riciclare. Rientrano quindi:



