di Giuliana Ferraino
Il nuovo dazio del 15% mira ad arginare la concorrenza di Pechino su chip e pannelli, ma rischia di frenare lo sviluppo del solare e aumentare i costi. Le stime del Budget Lab di Yale
Donald Trump alza il tiro nella sfida commerciale con la Cina. Con prezzi minimi all’importazione, un dazio del 15% e incentivi per costruire nuove fabbriche negli Stati Uniti, il presidente apre un nuovo fronte sul polisilicio, materia prima essenziale per pannelli solari e semiconduttori. La misura, contenuta nella proclamazione presidenziale firmata il 6 agosto, entrerà in vigore il 4 dicembre. Si applica alle importazioni da numerosi Paesi, ma il bersaglio strategico è Pechino, leader mondiale della filiera. Dopo la sconfitta davanti alla Corte Suprema, la Casa Bianca ha cambiato base giuridica, non filosofia economica: il dazio resta barriera industriale, leva negoziale e messaggio elettorale.
Il provvedimento, fondato sulla Section 232 del 1962, fissa prezzi minimi di 21 dollari al chilo per il polisilicio, 100 dollari per lingotti e wafer, 22 centesimi per watt per le celle solari e 38 per i moduli. Sotto queste soglie, la dogana applicherà un prelievo pari alla differenza; su lingotti e prodotti derivati




