
di Mario Platero
L’ex numero due dell’International Atomic Energy Agency a Vienna e inviato del presidente Reagan: «Trump non si rende conto delle forche caudine in cui sta per entrare»
NEW YORK – Nel Memorandum of Understading (MOU) per la pace fra Iran e Stati Uniti, domina un grande punto interrogativo sull’eliminazione del programma nucleare iraniano. Il paragrafo che lo affronta è poco chiaro. Come andrà a finire? Quale campana sentire soprattutto per capire cosa potra’ ottenre davvero l’America dall’Iran?
Impossibile trovare qualcuno che conosca meglio l’attitudine negoziale dell’Iran, i suoi trucchi le sue distrazioni di David Waller. Dopo aver lavorato alla Casa Bianca di Ronald Reagan, è stato inviato a Vienna alla International Atomic Energy Agency dal 1993 fino al 2012 lavorando per 19 anni sotto amministrazioni diverse a Washington. È stato il numero due americano prima di Hans Blix, poi di Mohamed al Baradei e infine di Yukia Amano.
L’unica ragione per la quale Waller non è mai diventato numero uno è che, per statuto, un americano o comunque un cittadino di una delle cinque potenze nucleari non poteva guidare l’istituzione che fa capo all’Onu. Ma gli Usa si sono riservati il diritto di




