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Data Center subacquei e server nelle Dolomiti: le soluzioni estreme per raffreddare l’intelligenza artificiale

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Dal fondo del mare alle viscere delle montagne. Ecco le soluzioni innovative per ridurre i costi e il consumo energetico dei data center.

Nelle fredde acque oceaniche il fondale marino potrebbe presto ospitare un nuovo inquilino. No, nessuna strana specie acquatica, bensì cluster di server che custodiscono milioni di terabyte in memoria digitale, lontani dai radar terrestri e dai sabotaggi aerei, parliamo dei data center.

Quella dell’aumento della capacità di elaborazione, archiviazione e trasmissione di dati è, senza esagerazioni, una delle principali preoccupazioni di governi e giganti del big tech.

Gli investimenti nel settore si contano ormai in bilioni (migliaia di miliardi), anche perché l’intero settore dell’intelligenza artificiale dipende da essi per l’addestramento dei modelli e l’archiviazione dei dati.

C’è solo un problema, i costi dei data center sono davvero esorbitanti, arrivando anche a centinaia di milioni, mentre il consumo di energia è ingentissimo, sia per il funzionamento che per il raffreddamento dell’infrastruttura, con questi ultimi che, da soli, possono rappresentare fino al 50% dell’energia consumata.

Data Center subacquei?

Proprio pensando a queste complicazioni, ovvero quella del raffreddamento e dei suoi costi esorbitanti, lo scorso autunno la Cina ha inaugurato il primo “data center subacqueo”, immerso a trentacinque metri di

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