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Dal vandalismo al playground olimpico: Milano trasforma il dolore di Ale nel “Girasole”

Il campetto di via Dezza rinasce dopo gli atti contro i girasoli lasciati per Alessandro Meszely, morto a 15 anni mentre giocava. Oggi è un simbolo di comunità e inclusione

Filippo Conticello

Giornalista

9 maggio – 15:11 – MILANO

Di girasole in girasole: ne è comparso uno gigantesco, grande più del centrocampo. E altri ai due lati, circondati dai cinque cerchi, a ricordare a tutti che Milano sarà sempre città olimpica. E poi onde sinuose, tocchi di blu e di rosso, divertenti e felici: in questo playground il colore ha battuto il nero della rabbia più cieca. Da oggi il mitico campetto di via Dezza, luogo di culto per la città e gli appassionati di basket, si chiama semplicemente “Il Girasole”, come il fiore disegnato per terra e impossibile da strappare. È dipinto nel ricordo di Alessandro Meszely, che non c’è più dal 2017: qui giocava ogni volta che poteva, finché a quindici anni un attacco di cuore è arrivato senza bussare, proprio mentre stava in campo. È anche e soprattutto un progetto di comunità e cittadinanza attiva, in risposta a quel barbaro senza nome che

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