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Dal reddito di cittadinanza a quello universale, le (divergenti) posizioni dei partiti del Campo largo

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di Franco Stefanoni

Il M5S intende rilanciare il modello varato nel 2019, Avs si ispira al Benessere equo e sostenibile, il Pd preferisce il salario minimo legale

Sembrava argomento superato, del passato, idealmente sperimentabile per contrastare la povertà ma concretamente difficile da applicare. Invece ora il M5S lo ha ripreso come punto di programma in chiave elettorale: il reddito di cittadinanza. Ha annunciato ieri il leader Giuseppe Conte: «Per quanto riguarda noi, ci presenteremo al tavolo – nel senso che ci confronteremo sul programma – con 20 punti che riassumono forse il progetto più avanzato progressista di cambiamento della società, forti anche dell’esperienza che abbiamo maturato, dei grandi passi avanti che abbiamo a cui abbiamo contribuito. Tra questi c’è anche il reddito di cittadinanza. La misura c’è in realtà anche oggi, la dobbiamo però assolutamente rivedere, rendere molto più efficace».

Tra le proposte fondamentali del M5S degli anni scorsi, il reddito di cittadinanza teorizzato da Beppe Grillo e legiferato e sviluppato durante i governi di cui hanno fatto parte i Cinque Stelle è stato fortemente attaccato dal centrodestra (benché non fosse universale ma legato a specifiche condizioni economiche e sociali), per i costi, la dimensione e per

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