
La linea dura dell’allenatore del Portogallo sembra perfetta. La corsa all’aeroporto invece no
Ma perché, signor Jorge Jesus? Era stato perfetto, un film da urlo e poi ha guastato tutto con la scena finale… “Ronaldo ci è rimasto male perché si è scaldato per 30’ senza entrare. Ma decido io. Nessun giocatore può farmi cambiare idea, neppure il presidente, nessuno nel calcio. I giocatori hanno tutti gli stessi diritti”. La sacrosanta autonomia del ruolo, l’imprescindibile democrazia dello sport: tutto perfetto. Si è levata una ola di mister che dalla Patagonia è salita fino in Groenlandia. Dall’allenatore vessato dal grande agente, magari portoghese, al mister di terza categoria che deve fare giocare il figlio sovrappeso del presidente: tutti in piedi a braccia alzate! Nessuno ha difeso in modo così spettacolare la dignità della professione. Panchina d’oro ad honorem. E non contro un giocatore qualsiasi, ma contro il Goat dai 5 Palloni d’oro, il bomber dei quasi 1000 gol, il brand calcistico più forte del pianeta. “Tu sarai Dio, ma io sono Jesus”.
Tutto perfetto, poi lo scivolone finale… CR7 scappa dal ritiro del Portogallo per volare via e lei, il ct, lo rincorre all’aeroporto di Copenaghen per fargli cambiare idea. Ma




