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Così Askatasuna ha trasformato la Val di Susa nella «palestra» del mondo antagonista

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di Marco Imarisio

Il centro sociale sgomberato a Torino il 18 dicembre 2025 guida le proteste violente, gestisce la piazza e ha preso sempre più potere nel movimento No Tav

Askatasuna è una bellissima parola, che in basco significa libertà. È anche il nome di un centro sociale torinese, che fino al dicembre scorso aveva sede in una palazzina dai colori sgargianti, con dentro una ludoteca, una palestra di pugilato, tante sale per concerti e dibattiti, e dove per almeno venticinque anni si preparava la guerriglia urbana in tutta tranquillità. Con il tacito consenso delle autorità di ogni ordine e grado.

Nasce nel 1996, quando viene occupato un immobile di proprietà del Comune, nel quartiere Vanchiglia, una zona popolare vicina all’Università. Il 1998 è l’anno degli arresti degli squatter accusati di attentati in Val di Susa. A marzo due di loro si suicidano in carcere. La manifestazione nel centro cittadino è violentissima. Gli amministratori locali prendono debiti appunti a futura memoria. L’idea che poi diventerà ortodossia è quella del tanto peggio tanto meglio. Se stanno in quel palazzo occupato, sappiamo cosa fanno e li possiamo gestire. Il Comune si faceva concavo e convesso, Prefettura e Questura non

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