
Infrastrutture, risorse e cultura, questi gli elementi da cui ripartire secondo l’ex presidente della Lega Serie A. Il saggio è pubblicato da Il Mulino
Cosa resta del calcio nell’epoca dei fondi d’investimento, delle piattaforme digitali, dei calendari sempre più congestionati e dei tifosi trasformati in consumatori globali? Ma, soprattutto, cosa resta del calcio in un Paese come l’Italia, che attrae 34 milioni di tifosi e oltre 4 milioni di praticanti, conserva in bacheca quattro Coppe del Mondo, si è a lungo fregiato del titolo di “campionato più bello del mondo” eppure non si è qualificato ai Mondiali per la terza volta consecutiva? Sono le domande che Lorenzo Casini pone al centro del suo ultimo libro, dal titolo appunto Cosa resta del calcio, appena pubblicato da Il Mulino. Un saggio che arriva in un momento cruciale per il calcio italiano, in profonda crisi di risultati e con un nuovo presidente federale, Giovanni Malagò, appena eletto. Casini compie la sua indagine da un osservatorio privilegiato, essendo stato presidente della Lega Serie A dal marzo 2022 al dicembre 2024. Oggi è rettore e professore ordinario di diritto amministrativo nella Scuola Imt Alti Studi Lucca e presidente dell’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione (Irpa).




