
di Antonella Baccaro
Le scelte nel campo largo e nello schieramento di centrodestra che hanno portato al passo indietro
Non sono un atto di resa le dimissioni degli esponenti delle opposizioni della commissione di Vigilanza Rai. Al contrario, sono il segnale che la campagna elettorale per le prossime politiche è già iniziata e che il «campo largo» (più Italia Viva in questo caso) ha scelto la Rai tra i temi su cui compattarsi e attaccare la maggioranza, accusandola di indebolire i presidi democratici. Le dimissioni di oggi suonano come un gong, uno sparo d’inizio della corsa verso il voto e un avviso per la maggioranza: basta sconti, ora si fa sul serio.
Certo l’opposizione non è sempre stata così unita, visto che in consiglio di amministrazione siedono oggi ancora un esponente indicato dal M5S e uno formalmente scelto da Avs, nominati quando il Pd di Elly Schlein scelse l’Aventino, ritirandosi dalla Rai, per marcare la differenza da un Giuseppe Conte allora ancora molto dialogante.
Molta acqua è passata sotto i ponti e nel frattempo sulla commissione di Vigilanza Rai si sono scaricate le conseguenze di molte scelte discutibili di entrambi i fronti. Infruttuosa si è



