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Correre al caldo: perché il GPS non racconta tutto

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Scopriamo cos’è la “deriva cardiaca” e perché è meglio correre per sforzo percepito che per ritmo quando fa molto caldo

Laerte Salvini

12 agosto – 08:15 – MILANO

Agosto, piena estate. Il ritmo sul GPS è più lento del solito, il battito sale anche quando il passo non sembra particolarmente impegnativo e quella sensazione di fatica arriva prima del previsto. Il runner guarda il polso e pensa subito di aver perso condizione. In realtà, quando fa caldo, quei numeri possono raccontare una storia molto diversa: ritmo, frequenza cardiaca e sforzo percepito non vanno mai interpretati singolarmente, ma letti insieme per capire davvero come sta rispondendo il corpo alla corsa.

come leggere il battito cardiaco—  

Quando l’ambiente è già caldo, il corpo deve smaltire un doppio carico termico: quello prodotto dai muscoli e quello dell’aria circostante. Per raffreddarsi dirotta sangue verso la pelle, sottraendolo ai muscoli che lavorano: il cuore batte più forte, la fatica percepita sale e il passo cala, anche se la forma fisica resta intatta. Una regola approssimativa: per ogni 3°C oltre i 15°C circa, va messo in conto un rallentamento di 12-19 secondi al

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