di Stefano Righi
Stefano Firpo (Assonime) esce allo scoperto dopo la stagione delle assemblee societarie: «Il governo dovrebbe intervenire sulle norme che regolano le liste dei cda»
Al termine della stagione assembleare, che ha proposto anche rinnovi dei componenti del board in importanti gruppi quotati alla Borsa di Milano, si pone il tema dell’impatto che la nuova Legge Capitali e la successiva riforma del Tuf, il Testo unico sulla finanza, hanno avuto sulla governance delle società italiane.
Ad alzare il velo è stato Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, l’associazione delle imprese, che ha evidenziato due urgenze da porre all’attenzione del governo. Una riguarda l’industria dei fondi pensione, da avviare verso un rapido consolidamento che porti ad aumentare le dimensioni dei fondi stessi, l’altra è focalizzata sulla governance societaria, in particolare la revisione delle norme sulle cosiddette liste dei cda».
Sono stati introdotti elementi positivi, secondo Firpo, «soprattutto per le cosiddette pmi quotate e per le aziende che si vanno a quotare. Certo queste regole di maggiore liberalizzazione per questa categoria di aziende avrebbero potuto essere estese a una categoria ben più ampia di imprese. Penso in particolare ai sistemi di nomina degli amministratori, dove l’Italia ha fatto




