La vicenda delle concessioni balneari torna al centro del confronto giuridico con una nuova decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, che hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da ventidue società titolari di stabilimenti balneari di Rimini contro la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021. Al centro del contenzioso resta il nodo delle proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime e il rapporto tra normativa italiana e diritto europeo. Secondo la Suprema Corte, gli operatori che non hanno partecipato al giudizio amministrativo originario non possono impugnare successivamente quella decisione davanti alla Cassazione contestando un presunto difetto di giurisdizione.

Spiagge e concessioni, nuova svolta: chi non era nel processo resta escluso
Concessioni balneari: cosa è successo
La questione nasce dalle sentenze n. 17 e 18 del 2021 con cui l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato aveva stabilito il contrasto tra le proroghe automatiche delle concessioni balneari e il diritto dell’Unione europea, in particolare con la direttiva Bolkestein e con l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Plenaria aveva affermato che le concessioni dovessero essere assegnate tramite gara pubblica, indicando anche il termine finale del 31 dicembre 2023




