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Con il ricatto di Hormuz l’Iran può vincere la guerra, ma perdere la pace

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Addio libertà di navigazione, l’Iran insiste nel voler imporre qualche forma di pagamento (pedaggio o «commissione», o «rimborso spese», non importa) per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Magari in compartecipazione con l’Oman, altra nazione rivierasca, per darsi una parvenza di legittimità. 

Questa sarebbe senza dubbio un’eredità negativa della guerra di Donald Trump. Trasformare Hormuz in una sorta di canale sul modello di Suez o Panama, i cui proprietari o gestori hanno diritto a incassare una somma da ogni convoglio che passa. Se Teheran riesce a imporre questa nuova regola, ha stravinto il conflitto con gli Stati Uniti… forse anche troppo? Il rischio è che a sua volta il regime di Teheran finisca per essere vittima della propria hybris, e che paghi un prezzo per l’arroganza e la prepotenza con cui detta le sue regole al commercio mondiale.

L’Iran ha vinto la guerra, ma rischia di perdere la pace. La formula è di Nate Swanson, esperto dell’Atlantic Council, già direttore per l’Iran al National Security Council fra il 2022 e il 2025 e membro, nella primavera-estate 2025, della squadra negoziale trumpiana sul dossier iraniano. Il suo articolo, pubblicato su Foreign Affairs, si colloca a metà strada

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