Il vertice fra Donald Trump e Xi Jinping visto dalla Cina (dove ero fino a due giorni fa) è molto diverso. Per molti osservatori europei questo summit nasce sotto il segno della guerra in Iran. I cinesi non assegnano a questo conflitto l’importanza preponderante che ha in Europa. Secondo loro la guerra del Golfo sarà discussa, ma solo dopo altri temi. Sul tavolo ci sono Taiwan, i chip, le terre rare, gli investimenti, le sanzioni e i dazi, le catene di produzione e fornitura integrate. Dietro tutto questo c’è una domanda quasi «esistenziale»: fino a che punto Stati Uniti e Cina vogliono ancora convivere dentro un sistema globale condiviso, e fino a che punto invece si stanno preparando a un mondo diviso in blocchi rivali?
L’immagine della relazione sino-americana è cambiata, non da ieri. Una volta era dominata dall’idea dell’interdipendenza: la Cina fabbrica del mondo, l’America mercato dei consumi e centro finanziario globale. Oggi quella relazione è diventata una miscela instabile di competizione strategica, rivalità tecnologica e cooperazione obbligata. Nessuno dei due può permettersi una rottura completa. Ma nessuno dei due considera più l’altro un partner affidabile. Ecco cinque punti da osservare quando Trump e Xi si incontrano a Pechino.




