
di irene Soave
Le domande di una agente immobiliare milanese, e le proteste per la casa da Madrid a Berlino
(Questo testo è stato pubblicato su Big Bubble, la newsletter di Irene Soave: per riceverla ogni domenica basta iscriversi qui)
Vivo, a Milano, in un quartiere punteggiato di ville di campagna. Un tempo erano di campagna, cioè: oggi, come Marcovaldo, e come molti di noi, sono diventate di città. Circondate da prosaici palazzi anni Sessanta; dal traffico; da un verde urbano sempre più smilzo e meno curato. Ma pur sempre ville. Alcune hanno davanti il cartello marrone che le indica come beni culturali. Tra il mio appartamento e la tangenziale c’è un piccolo giardino pubblico, e dal piccolo giardino pubblico si vede il cortile interno di una di queste ville, orlato di fastosi glicini e a ferro di cavallo, su due piani, di case di ringhiera. I muri sono giallo oro. Una porticina dopo l’altra, ci sono qui una decina di appartamenti.
Non troppo tempo fa, questi appartamenti affacciati su questo cortile splendido sono stati messi in vendita tutti insieme. Si erano liberati improvvisamente. Come? Ci vivevano degli anziani e degli invalidi con affitti concordati dal




