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Cardinali (Unrae): “Delusi dalla Manovra, serve un percorso ad hoc nella transizione all’elettrico”

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Al Salone si è anche formato l’asse franco-tedesco sul 2035. La maggioranza al Parlamento europeo ha trovato un accordo per ridurre il target CO2 dal 100% all’87,5%. Non rischia di essere l’ennesima toppa, dopo aver spinto l’industria verso l’elettrico per poi cambiare nuovamente le regole?

Onestamente, questo balletto sulle percentuali non mi appassiona: non credo siano il cuore del problema. Non vedo una grande differenza: 87,5%, 90% o 95% sono numeri molto vicini tra loro e molto lontani dallo status quo, soprattutto in Italia. Questo mese le EV sono al 6,1%, un numero risibile. Nel resto d’Europa, e non parlo della Norvegia, sono a livelli tre, quattro, cinque volte superiori. Continuiamo a discutere sul punto di arrivo senza renderci conto che, qualunque esso sia, in Italia dovremo fare il quadruplo della strada rispetto agli altri nello stesso tempo. Per carità, ben venga questa battaglia, perché lo zero emissioni al 2035 non è più realistico, oggettivamente: e forse non lo è per nessuno, a parte la solita Norvegia. Però per l’Italia, che è un’anomalia, c’è da fare un piano speciale, un piano straordinario.