
di Andrea Laffranchi
Show riuscito del cantautore in teatro, tra monologhi e canzoni
O di qua o di là. Brunori Sas rivendica il diritto di schierarsi. Attività sempre meno praticata da musicisti e uomini d’arte. Altro che un post e via, alla faccia del «pensa a cantare» tanto di voga nei commenti social.
«TuttoBrunori», il tour in questi giorni agli Arcimboldi di Milano (sabato 10 la terza data, poi altri 23 show in giro per l’Italia), è teatro canzone. Vero. Uno spettacolo in cui la musica – una band che non vuole fare rumore e rinuncia a basso, batteria e chitarra elettrica per sussurrare con piano e chitarra acustica, theremin e mandola, archi e fiati – costruisce un viaggio le cui fermate sono dieci monologhi: ogni due canzoni un ragionamento, una risata, un dubbio esistenziale, una coccola sentimentale, ma anche prese di posizione senza sconti su temi divisivi come l’avanzata delle destre o il conflitto fra Israele e Palestina.
Teatro canzone è sinonimo di Giorgio Gaber e l’inizio dello show è un omaggio al celebre monologo del signor G: «Io mi chiamo B, anzi DB». È come assistere alla seduta di autoanalisi di un «cantante, musicista, autore raffinato,




