
L’ex centrocampista di Fiorentina e Inter si racconta: “A fine stagione a Madrid c’era una selezione durissima. Ho chiuso in Promozione per ritrovare il calcio senza stress”
Dalla periferia di Madrid a Firenze, dove è diventato “sindaco” per acclamazione della gente. Dalla cantera del Real al Centro Storico Lebowski, la squadra di Promozione dove ha chiuso la carriera. Borja Valero, ex centrocampista intelligente e dai piedi dolci, è cresciuto col pallone come unico compagno di giochi e i racconti di nonno Paulino, combattente per la Repubblica in epoca franchista, catturato e torturato. “Abitavo fuori da tutto, non avevo vicini della mia età e passavo il tempo correndo dietro al pallone. A 6 anni il maestro di educazione fisica chiamò mia madre e le disse: “Suo figlio ha talento”. Così mi portarono alla scuola calcio di mio zio, la Torrejon Athletic”.
A 11 anni il grande salto: come arrivò nelle giovanili del Real?
“Mi notò un tecnico quando giocammo contro di loro. Con la nascita di mia sorella mia madre non poteva più farsi 40 km per accompagnarmi, così mi spostarono in una scuola calcio più vicina. All’inizio m’allenavo col Real solo una volta a settimana, poi mi presero




