Boosta, semplificando molto la sua vena creativa, ha due anime. Una al sapore rock elettronico che trova sfogo con i Subsonica e una da sperimentatore solista con un occhio al Novecento classico. «Il gruppo completa le miei esigenze istrioniche; il viaggio solitario occupa spazi differenti e più intimi», spiega il musicista.
La costante sono i tasti bianchi e neri, quelli del pianoforte o di una tastiera. «Cerco sempre nuovi modi per innamorarmi dello strumento che ho iniziato a suonare da ragazzino ed esploro la relazione fra il me compositore e lo strumento».
Boosta ha appena pubblicato «Pianorama», album che sviluppa le stesse nove composizioni musicali in due direzioni diverse. «Sono due anime contrapposte, come il positivo e il negativo, lato a e lato b. Il primo è un concerto personale al pianoforte, registrato in preda diretta lasciando spazio all’improvvisazione; il secondo è più ragionato e sviluppa un panorama sonoro più ampio con l’utilizzo di elettronica, in gran parte analogica. È un omaggio al pianismo di inizio Novecento che tanto amo».
Le tracce non hanno un nome, sono battezzate ciascuna con una delle lettere del titolo del disco. «Sono frammenti di uno sguardo unico. E quel neologismo, pianorama, racconta di un



