L’ex centravanti: “Assieme abbiamo cominciato a vincere da giovanissimi, sin dal Viareggio 1962. Sono stato l’ultimo dei giocatori interisti di cui ha parlato. Pensandoci su, mi vengono i brividi”
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22 settembre – 09:24 – MILANO
“Quando se ne va un compagno di squadra, un amico, un velo di tristezza ti avvolge e tu fai tanta fatica a liberartene. Spesso invano: è inevitabile”. La voce di Roberto Boninsegna al telefono non giunge chiara e forte come di solito avviene. Anzi il tono è basso, quasi impercettibile, le frasi si fermano a metà, l’emozione traspare nitida dalla cornetta e per il cronista è assai difficile porre domande. Perché i silenzi tradiscono una grande sofferenza. “Io con Sandro al fianco ho giocato centinaia di partite. Lui trequartista impareggiabile, fra i due-tre migliori della nostra epoca. Quanti palloni mi serviva da trasformare in gol. E io che ne intuivo le intenzioni e mi smarcavo andando proprio là dove avrebbe voluto trovarmi. Quante triangolazioni perché anche a me piaceva dare assist”.
Ricordi oggi ammantati dalla tristezza, ma decontestualizzandoli restano comunque esaltanti.
“Certo. Noi due assieme abbiamo cominciato a




