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Big Oil, 148 miliardi di utili nel 2026 grazie al boom del petrolio (+49%), i maxi-guadagni su benzina e diesel

di Francesco Bertolino

I profitti delle principali major mondiali sono aumentati del 49% dopo la crisi di Hormuz, con un’accelerazione nel secondo trimestre. Il boom dei margini di raffinazione e il rischio di una tassa sugli extraprofitti

Il ritorno di Big Oil. A inizio anno, con il prezzo del petrolio intorno ai 60 dollari, le aziende petrolifere erano tutte concentrate sul taglio dei costi. Ora che il barile viaggia da mesi al di sopra dei 90 dollari, devono decidere cosa fare di una montagna di profitti inaspettati (extra). Fra gennaio e giugno 2026 gli otto maggiori produttori globali di greggio quotati in Borsa hanno realizzato utili per oltre 148 miliardi di dollari — circa 800 milioni al giorno — il 49% in più rispetto al 2025. Con un’accelerazione nel secondo trimestre, in cui le due principali major americane (Chevron ed Exxon) hanno totalizzato profitti record per 27 miliardi e i cinque grandi produttori europei (Eni, Equinor, Bp, Total, Shell) hanno incassato nel complesso 27 miliardi di utili complessivi (128%). 

Merito della fiammata del petrolio e dell’aumento delle estrazioni attuato dalle compagnie occidentali per compensare il crollo delle forniture mediorientali. Ma anche dell’impennata dei margini di raffinazione. Più

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