
di Stefano Arosio
Dal 5 al 10 maggio gli eventi nelle location disseminate in città per cercare deviazioni possibili rispetto alle direzioni scontate
La medicina dell’arte. Perché «in un contesto in cui la violenza sembra essere lo strumento per risolvere conflittualità», serve «la capacità di guardare il mondo e l’altro con posture accoglienti». La linea la detta Sergio Gandi, assessore alla Cultura. E su quel binario si mette in viaggio il Festival di arti performative e di cinema organizzato dall’associazione culturale Immaginare Orlando e da Laboratorio 80.
La rassegna internazionale di cinema, danza, teatro e incontri, dal 5 al 10 maggio, correrà incontro alla sua 13esima edizione, sempre nel solco di una nuova grammatica di relazioni. Quest’anno il focus è sulle geografie sessuoaffettive, seguendo l’algebra di iniziative culturali proposte su un programma di 6 giorni, in 10 sedi cittadine, con oltre 20 appuntamenti e 30 artiste e artisti partecipanti.
«Con la programmazione di quest’anno, intendiamo assumerci la responsabilità verso domande e bisogni delle nuove generazioni — spiega Elisabetta Consonni, direttrice artistica del Festival Orlando —. Vogliamo farlo indagando nuove modalità di orientarci nel mondo e cercando deviazioni possibili rispetto alle direzioni date per scontato».
Così, largo




