
Tecnica e gioco di gambe top, ma anche provocazioni e atteggiamenti irridenti: il pugile inglese che spopola sui social divide critica e tifosi. La sostanza c’è, l’apparenza è sovrabbondante. Ora deve dimostrare che la prima conta più della seconda
Avete presente quei film cosiddetti “di cassetta”, che più il pubblico mostra di apprezzarli e più la critica li stronca? Ecco, in questo caso non siamo al cinema; il problema è che secondo qualcuno, o più di qualcuno, siamo al circo, quando si parla di Ben Whittaker. Parlare di Ben Whittaker significa separare due piani che oggi nello sport sono sempre più intrecciati: il pugile e il personaggio. In un certo senso, vista la debordante apparenza del suo modo di stare sul ring, lui è il “villain” perfetto per l’era social: non tanto perché incarna il cattivo della situazione, quanto perché è uno che ingenera fastidio nell’avversario e nei suoi sostenitori, con le sue plateali provocazioni e le modalità irridenti che connotano la sua strategia difensiva. In realtà le cose potrebbero essere più semplici di come appaiono: basterebbe precisare che Whittaker ha capito ben presto che nella boxe attuale non basta vincere; bisogna essere memorabili, per restare impressi a un pubblico che




